Chiamala tu

– Alice …

– Si?

– Non saprei…

– Cosa vuoi dirmi, avanti

– E’ un po’ che non vediamo Angela.

– Si.

Nessuno dei due più parla. Toccherebbe a Roberto, ma sta zitto. Però pensa che spetterebbe ad Alice ricominciare; lui aveva già detto, aveva già fatto la cosa difficile, la prima mossa.

– Alice…..

– Si?

– Poi eri riuscita a pagare quella multa ?

– E questo, che cazzo c’entra con Angela?

– Infatti non c’entra niente.

– Appunto.

– Volevo solo sapere se ci eri riuscita.

– Si, c’ero riuscita. A proposito, bisogna passare al bancomat.

Altro silenzio, fine del dialogo. Tempo lungo. Roberto non riprenderà il discorso.

– Roberto?

– Si?

– Se ne hai voglia chiamala.

– Sai benissimo che non la chiamerò da solo.

– E che male c’è, se ti piace…

– Sai benissimo che mi piace.

– Ed allora chiamala.

– No.

– E perché?

– Chiamala tu.

– Non ne ho voglia.

– Ed allora non la chiamiamo, basta così.

– Sei arrabbiato; fai il corretto ma ti aspetti che io ti obbedisca, e se non ti accontento ti arrabbi. Non me lo chiedi, ma pretendi che io lo faccia. Hai voglia di farti nuovamente Angela, ti arrapa la bionda, ma non vuoi parlarne apertamente e a me chiedi solo di telefonare. Se non obbedisco ti incazzi ma fai finta che non ti interessi.

– Credevo che piacesse anche a te.

– Non è questo il punto.

– Ed allora qual’è?

– Te l’ho appena spiegato, e se non lo capisci cazzi tuoi!

-Ho capito benissimo; tocca a te telefonare e non c’è bisogno che ti dica perché.

– Tocca a me…, tocca alla donna… è un dovere quindi: spiegami perché?

– Non c’è bisogno di spiegare.

-Quindi è un dovere, un dovere che non si deve nemmeno spiegare…

-Alice, se non ne hai voglia non telefonare, ti ho detto che per me andrebbe bene lo stesso.

– Ma stai zitto, ipocrita. Sei pieno di voglia, ed anche di risentimento verso di me perché non ti obbedisco subito, perché non mi sono precipitata ad avvisare Angela, per dirle che Roberto ha nostalgia del suo culone e delle sue tettone, che te la vuoi fare un’altra volta da sopra e da sotto…

– Non lo definirei un culone.

– Culone o no, quello vuoi.

– Ma se ho chiesto a te di telefonare…

– E quindi la telefonata fatta da me ti assolve? Supera tutto il resto che mi dovresti dire? Chiarisce che cosa ci faccio io fra te e la bionda? O meglio, cosa ci fa la bionda fra me e te. Cosa c’entro io con il tuo arrapamento? Tu non mi vuoi chiedere se son d’accordo questa volta, tu mi chiedi di telefonare; come è che dici? Tanto tu ci sei… Ci sono un cazzo! Io non ci sono, va bene? Se hai voglia di una scopata diversa chiamati Angela, chiamati una troia qualsiasi, anzi chiamati la tua troia, peccato che è bruna, e lasciami in pace.

– Sai che senza di te non farei niente. Se ho chiesto a te di telefonare…

– Brutto stronzo! Senza di me non faresti niente? Lo dici adesso, dopo tutto quello che hai combinato… Io dov’ero? Io dov’ero? Cosa dicevi alla tua troia? Le chiedevi di telefonarmi? Ti sarebbe piaciuto, ma non avevi le palle per farlo…

– Alice, ti prego no, no, no… Non ne voglio parlare è un periodo passato, è una cosa morta, un capitolo chiuso.

– Testa di cazzo! Comodo dire così! Comodo non dire niente e poi, di sabato, chiedermi di telefonare. Stronzo! ma come ti permetti, ma come pensi che io possa dimenticare, come pensi che basti chiedere…

La furia di Alice, devastante, cosmica, inonda la casa, la riempie fino all’esplosione, alla tragedia. Roberto non risponde, qualunque parola reinnesca il fuoco. Si chiude, si corazza per esistere all’onda d’urto che la splendida femmina incazzata riversa su di lui. Ma insieme dentro sente sorgere il gelo, quella situazione di morte dentro che lo prende ogniqualvolta inizia lo scontro con Alice, su quell’argomento, su quella cosa, quando la sua donna improvvisamente scaglia contro di lui la distanza abissale che lo lascia dolorante, sgomento, solo. Senza più Alice, senza il miele, senza il sole. Gelo, gelo dappertutto, comunque fosse iniziato il pomeriggio, qualunque fosse stato il sereno, il promettente, il buono.

E poi  il silenzio, il freddo taciturno.

– Roberto…

– Si?

– Abbracciami

Silenzio, silenzio duro. Difficile uscire dal gelo, riprendere la misura, capire.

– Roberto…. Abbracciami.

Si girano insieme, un abbraccio morbido, lei piccolissima. Roberto, ancora nel nucleo di asprezza nel quale si era avvolto; ma pian piano recupera Alice dallo spazio siderale dove prima  la vedeva avvampare.

Bacio lungo, pelle elettrica, mani, come al solito, come sempre.

E poi calore e corpi, sudore e amore.

Ancora silenzio caldo, e sonno.

Un suono, il tono del telefono che arriva da distanze mai viste.

– Alice, rispondi tu, io non ci sono.

– Pronto? Si sono io, sono Alice. Ma guarda, non ci crederai ma parlavamo di te. Si, c’è anche lui, è qui accanto. Tutto bene grazie. Tu? Anche noi. Stavo giusto dicendo a Roberto che è un po’ che non ci sentiamo.

©alicerobertohot@gmail.com novembre 2014.

Il primo che ci chiede se è una storia vera lo uccidiamo. Io sparo e Roberto nasconde il cadavere.

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